Lo stand Dresswall 2026 è pensato come una “macchina espositiva”. Tutto quello che è presente ed esposto ha una funzione ben definita: efficienza, precisione, tecnologia.
C’è stato un lavoro di riduzione sia in termini di elementi esposti che di colori: niente è superfluo.
Il materiale predominante è l’alluminio anodizzato naturale. Gli unici accenti di colore riguardano l’elemento scenografico circolare esterno – nero e rosso a rappresentare una sorta di sezione bi-tri dimensionale di un ipotetico pianeta – e l’area di lavoro delimitata a pavimento da una moquette blue elettrico e a soffitto dal volume luminoso di colore variabile e dinamico.
Lo sfondo è nero, lontano, assente quando opaco, presente, perché rispecchia quello che ha e succede di fronte, quando lucido. Ricorda il nero assoluto dello spazio profondo in cui la luce che percepiamo è un’esplosione di energia.
Le grafiche alle pareti sono anch’esse nere, giocate sull’elemento del cerchio. Da un lato il gioco di trasparenze filtrate, suggerisce la profondità tridimensionale delle superfici tramite la sfocatura dello stesso elemento circolare. Dall’altro, è sempre il cerchio l’elemento predominante ma in questo caso la trasparenza suggerisce il movimento animando gli elementi sottostanti in un gioco ottico-psichedelico, frutto dell movimento stesso del fruitore.
Il tema iconografico degli elementi esposti sul bancone è la Luna e in particolare le spedizioni NASA del 1969 e dei primi anni 70. Le immagini sono tratte dagli archivi della NASA. Quest’anno l’uomo è tornato nello spazio per una missione intorno alla Luna ed è in progetto la costruzione di una base scientifica lunare permanete.
Abbiamo in questo modo voluto rendere omaggio alla voglia di scoprire nuovi orizzonti, con il coraggio che ha guidato i primi astronauti e che ancora oggi è alla base di ogni nuova scoperta.